Creare una campagna di email marketing può sembrare un’operazione piuttosto semplice.

Tutt’altro! Ci sono decine di fattori da considerare per evitare la temutissima cartella SPAM, scongiurare gli Unsubscribe ed aumentare il tasso di apertura (e di click) delle email.

Per prima cosa parliamo delle metriche grazie alle quali è possibile valutare il rendimento di una campagna di email marketing, e grazie ad esse potremo focalizzare alcuni nodi chiave per il successo di questa strategia.

Open Rate

L’open rate è il tasso di apertura delle mail inviate, ed esso è strettamente legato ad alcuni fattori.

Il tasso di apertura medio, anche se dipende molto dal tipo di business, si aggira intorno al 20%, al di sopra di questa percentuale la nostra campagna sta andando bene, al di sotto è segno che qualcosa non va.

Il primo fattore da tenere presente per aumentare l’open rate è senza dubbio la qualità dei contatti.

Un tasso di apertura sotto la media spesso indica una lista di contatti fuori target, e quindi scarsamente interessati all’argomento che proponiamo.

Questo si riflette negativamente anche sui costi delle campagne, in quanto quasi tutte le piattaforme di mail marketing usano un sistema di pricing a numero di contatti o numero di mail.

Il secondo fattore da tenere in considerazione è l’oggetto della mail inviata: ovviamente deve essere accattivante per l’audience di riferimento e spingere all’azione.

Detto così sembra semplice, vero?

In realtà alcune “leve psicologiche” hanno più o meno efficacia in base al target che abbiamo scelto. L’unico modo per trovare la quadra in questo caso è quello di testare diverse soluzioni nel tempo per verificare quella che fa al caso nostro.

Un aspetto per niente irrilevante è poi l’orario di invio delle mail, ma per “correggere il tiro” in questo caso ci si deve necessariamente affidare ad un’analisi delle campagne precedenti, facendo esperimenti, poiché ogni segmento di target ha le sue abitudini.

Un ultimo consiglio che ultimamente sta dando i suoi frutti è quello di “umanizzare” il mittente.

È più facile infatti che un utente apra una mail che arriva da nome.cognome@azienda.it anziché le classiche info@ o marketing@ .

La sensazione che dietro una mail ci sia una persona fisica e non un’azienda o un’automazione genera inconsciamente un senso di maggiore fiducia.

CTR, Click Through Rate

Se abbiamo impostato bene il primo passaggio, quello per migliorare l’Open Rate, una buona percentuale dei nostri destinatari avrà aperto la mail.

Ora però viene il difficile: spingerli ad un’azione.

Partendo dal presupposto che non esistono regole universali in tal senso, possiamo comunque affermare che alcune best-practices aiutano a migliorare il CTR.

Il Copy, ovviamente!

Il Copy, o il contenuto del messaggio, deve essere necessariamente orientato alla persuasione e tarato sul target di riferimento.

Che significa “tarare sul target”?

Semplificando all’estremo si può affermare che il linguaggio, il “Tone of Voice”, fino addirittura la lunghezza del testo e configurazione degli elementi grafici devono essere “intonati” per l’appunto alle corde del nostro pubblico.

Esempio banale: Target di giovani?

Linguaggio informale, Target di professionisti? Linguaggio tecnico. E così via.

CTA

La CTA è in gergo tecnico la Call To Action, il vero e proprio invito all’azione (in genere, nelle mail, questa azione è il click su un link che porta altrove).

Una buona prassi per togliere ostacoli tra l’utente e l’azione che vogliamo fargli compiere è ripetere la CTA in diverse parti del messaggio (senza esagerare, mi raccomando!).

È inoltre importante fornire la CTA di alt-text nel caso il link sia sotto forma di immagine o elemento grafico/HTML come bottoni, pulsanti etc.

Questo perché molti client di posta bloccano di default l’HTML “traducendolo” in testo per la sicurezza degli utenti.

La CTA, in definitiva, deve essere chiara, inequivocabile, e possibilmente posizionata sia all’inizio che alla fine del messaggio.

Come non finire nella SPAM

Una delle questioni più spinose quando si fa email marketing è il rischio di finire nella casella SPAM.

Questo non solo invalida l’efficacia delle nostre campagna, ma può portare all’inserimento del nostro dominio in una black list, cosa abbastanza grave se si considera che verranno bloccate TUTTE le email provenienti da questo dominio, non solo quelle commerciali ma anche normali comunicazioni di lavoro.

Tre errori comuni che fanno finire le tue mail nella SPAM

Bounce rate elevato

Il bounce rate è la frequenza di rimbalzo delle tue mail, cioè quelle mail che essendo spedite ad un indirizzo sbagliato tornano al mittente.

Questo spesso dipende da errata digitazione dell’indirizzo mail da parte dell’utente in fase di compilazione dei form di contatto o da caselle ormai abbandonate.

Quando il bounce rate è troppo elevato si insinua nei provider il sospetto che si stiano usando liste “non pulite”, segno che è in atto un tentativo di spamming.

La soluzione è semplice: quando si presenta un bounce, arriva alla nostra casella di posta un messaggio di avviso del tipo “Undelivered Mail Returned to Sender”. Non resta che copiare l’indirizzo mail che ha rifiutato la posta ed eliminarlo definitivamente dalle nostre liste.

Segnalata come SPAM

Praticamente tutti i client di posta hanno un pulsante che consente all’utente di segnalare una mail come SPAM.

Quando il rapporto tra mail inviate e quelle segnalate come SPAM diventa troppo elevato i provider cominciano a considerare tutti i messaggi provenienti da quel dominio come SPAM.

La soluzione è semplice, ma richiede grande attenzione: la nostra lista di contatti DEVE essere di qualità. In due parole, gli utenti a cui mandiamo newsletter, DEM o mail transazionali devono:

  1. Averci dato il consenso tramite Opt-in a ricevere comunicazioni da noi
  2. Essere interessati ai contenuti che proponiamo

Va da sé che questi due aspetti si traducono nella semplice onestà nel reperire contatti e nella chiarezza delle informazioni.

Per evitare il pulsante segnala come SPAM a volte è sufficiente comunicare in modo chiaro, in ogni email, la procedura di Unsubscribe per gli utenti.

SPAMTRAPS!

I provider ne sanno una più del diavolo (e giustamente, visto che ne va della qualità del loro servizio!).

Le SPAMTRAPS, letteralmente “trappole per la SPAM” sono indirizzi inseriti direttamente dai provider in liste mail “furbette”.

Ciò consente loro di individuare chi acquista in maniera poco corretta liste di contatti senza averne il diritto.

Per evitare ciò, non serve dirlo, basta essere corretti, e creare la propria lista contatti con una sana e cristallina lead genetarion.

Un ultimo consiglio

Come vedi, anche con tutta la buona fede del mondo, le insidie nell’email marketing sono all’ordine del giorno.

Ecco perché dovresti affidarti a professionisti ben formati, che hanno alle spalle casi di successo e risultati concreti.

Scrivici, sapremo aiutarti a costruire la tua strategia di email marketing per raggiungere i tuoi obiettivi.